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Breve storia del Pandoro…

Autore: admin

Il nome “Pandoro” deriva dal colore giallo-oro dell’impasto, conferitogli dalle uova. Leggero e soffice, ha un sapore delicato e leggermente profumato di vaniglia.

Ma qual è l’origine di questo amatissimo dolce veronese?! Qualcuno fa risalire la nascita del Pandoro al periodo della Repubblica Veneta del ’500, quando venivano serviti sulle ricche tavole dei nobili dei dolci di forma conica, ricoperti da foglie d’oro, chiamati appunto “Pan de Oro”.

Secondo altri,invece, l’origine  deriva da un antico dolce, a forma di stella, che i veronesi  consumavano (e consumano tutt’ora) a Natale: il “Nadalin”.

Esso fu creato per festeggiare il primo Natale dopo l’investitura dei Nobili della Scala a Signori di Verona. Dell’antico “Nadalin” il pandoro conserva ancora oggi la forma stellare e la sua struttura tronco-conica, a grandi costole, disposte secondo il tipico disegno di una stella a otto punte.

La tesi però più accreditata lega la nascita del Pandoro alla Casa Reale degli Asburgo. Sarebbero stati, infatti, i pasticcieri della Casa Reale di Vienna a preparare “l’antenato” del Pandoro, rifacendosi al “pane di Vienna”, una variante della pasta brioche francese. Con il passare degli anni, la fabbricazione del Pandoro si perfeziona fino a diventare l’espressione più tipica della produzione dolciaria di Verona prima e uno dei dolci tipici delle festività natalizie a livello nazionale poi.

Nel 1894, Domenico Melegatti, fondatore dell’omonima industria dolciaria, depositò all’ufficio brevetti un dolce morbido e dal caratteristico corpo a forma di stella a otto punte, opera dell’artista Angelo dall’Oca Bianca, pittore impressionista. Siamo dunque incerti sull’ origine del Pandoro ma ….. certi della sua bontà!

Gli ingredienti sono semplici, (fior di farina, zucchero, uova, burro, lievito e burro di cacao) ma per dare buoni risultati è essenziale che siano di primissima qualità. Insieme allo zucchero, bisogna usare farine ben riposate ed equilibrate, burro di pura panna, uova fresche.

La tecnica di lavorazione è lunga e laboriosa, e dura all’incirca quattro giorni: consta di tre fasi di impasto alternate a pause di lievitazione, con orari, tempi e temperature rigidamente prefissati.

Basti ricordare che ci vuole un’intera giornata solo per preparare tutti gli impasti necessari, facendoli lievitare alle temperature prescritte, e il lievito madre va preparato la sera precedente, fatto riposare tutta la notte e reimpastato la mattina del giorno della lavorazione.

Ad oggi la maggior parte della produzione avviene su scala industriale, ma accanto ad essa continua a esistere, anzi è in crescita costante, una produzione artigianale attraverso pasticcerie e laboratori artigianali.

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