Archiviato in febbraio, 2010

11feb

 

      

La festa di San Valentino, che ha in Cupido la sua icona, è una ricorrenza dedicata agli innamorati e celebrata in gran parte del mondo il 14 Febbraio -in Giappone si festeggia esattamente un mese dopo, e si chiama White Day. Le origini del giorno di San Valentino risalgono a tempi lontani. Per gli antichi Romani il mese di Febbraio era considerato il periodo in cui ci si preparava all’arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita. Si iniziavano i riti della purificazione; le case venivano pulite, vi si spargeva il sale ed una particolare farina. Verso la metà del mese iniziavano inoltre le celebrazioni dei Lupercali (dei che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati). Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, il dio Lupercus. I Luperici, l’ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e cui compivano i sacrifici propiziatori. Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali, come segno di fertilità; ma il vero e proprio rituale consisteva in una specie di lotteria dell’amore. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L’anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. I padri precursori della Chiesa, determinati a mettere fine a questa pratica licenziosa, cercarono un santo “degli innamorati” per sostituire l’immorale Lupercus. Nel 496 d.C Papa Gelasio annullò questa festa pagana ed diede inizio al culto di San Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. San Valentino, nato a Terni nell’anno 175 d.C., divenne così il patrono dell’amore e protettore degli innamorati di tutto il mondo. Valentino dedicò la sua vita alla comunità cristiana e alla città di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i seguaci di Gesù. Consacrato vescovo della città nel 197 d.C., è considerato oggi…

9feb

  

L’Origine del Carneàl Veronese – Fonte: “La Rena Domila – El sito veronese dei veronesi in veronese dal 1999″ (www.larenadomila.it).

L’origine del Carneàl de Verona la se perde nela note dei tempi e la se colega a antichissimi riti pagani e al çiclo de Demetra, dea greca dei racolti e dela fertilità che i Romani i vedea in Cerere, antica divinità italica del’agricoltura. Ne la sò “Istoria de Verona” el Dal Corte el conta che, in conseguensa de le disastrose inondassioni del’Adese – fra el 1520 e el 1531 – e a causa dele devastassioni dei Lanzi-chenechi todeschi durante la guera tra Carlo V e Francesco I in Lombardia, nela çità de Verona se morea de fame. In quela çircostansa i “pistori” aumentando el costo del pan e non volendo ne farlo e ne vendarlo a la popolassion piena de fame, el 18 dugno 1531 la zente incassada a S. Zen l’era corsa in piassa assalendoli e acontentandose de portar ià el pan e el gran. El pericolo de la rivolta l’era stà scongiurado nominando alcuni çitadini, che a sò spese i avea dato da magnar ai abitanti piassè pitochi dela contrada de S. Zeno. La tradission la ritien che ne la benemerita comission gh’era anca el Da Vico, indicado come “istitudor o restaurador” del “Bacanal del Gnoco”, avendo fato distribuir gratuitamente su sò libara inissiativa ai Sanzenati pan, vin, botiér, farina e formajo nel’ultimo vendri de Carneval. Par tuta durata del dominio Venessian fin al 1791, la “Festa del Gnoco” l’è stà a spese dl publico Erario; la ventada dela Rivolusion Francese non l’è riussida a scancelar la tradissional manifestassion carnevalesca. Dopo la spaventosa parentesi del’ultimo conflito mondiàl, finalmente, nel 1949 la storia çitadina registra la sò rinassita secondo le secolari tradissioni; la carica vitalisia e ereditaria del re del nostro carneval, el Papà del Gnoco, l’è stà trasformada in eletiva, mediante le votassioni dei capi fameja residenti o nati nel rion de S. Zen. Ai nostri giorni el “Baccanal del Gnocco” de S. Zen puntualmente el ritorna, sempre mejo. Ogni bona fameja veronese, la imbandisse la tola con un bel piato de gnochi fumanti.

 

Per chi dei nostri lettori non avesse dimestichezza con il dialetto veronese, il testo qui sopra spiega che l’origine del carnevale a Verona risale al 1531, anno in cui una grave carestia portò la città sull’orlo di una rivolta popolare: i fornai, infatti, per il continuo aumento del prezzo della farina si rifiutarono di produrre e vendere il pane scatenando l’ira del popolo. Uno dei quartieri maggiormente coinvolto nella rivolta fu quello di San Zeno, allora il più popolato e povero della città. Per riportare la calma fu nominata una commissione di cittadini facoltosi tra cui Tommaso da Vico, che ebbe l’idea di distribuire gratuitamente al popolo, l’ultimo venerdì prima della quaresima, pane, vino, burro, farina e formaggio.
Nel suo testamento il Da Vico lasciò il volere di continuare questa tradizione: da qui la nascita del Venardi Gnocolàr (l’ultimo venerdì prima della quaresima), con riferimento agli gnocchi che vennero in seguito distribuiti in piazza. Il piatto tipico del Carnevale veronese sono infatti gli gnocchi, conditi con burro fuso e formaggio grattugiato oppure con un sugo al pomodoro.
Da allora ogni quartiere della città celebra il carnevale creando la propria maschera, inventata o ispirata a un personaggio storico o ad un mestiere. La più importante e la più antica, che si fa risalire proprio all’anno 1531, è il Papà del Gnoco, che viene eletto ogni anno al termine di una vera e propria campagna elettorale che impegna a lungo gli appassionati accorsi in Piazza San Zeno per l’occasione.
Questo personaggio è rappresentato come…

5feb

 

                

La città degli storici innamorati, Romeo e Giulietta, si prepara per i festeggiamenti di San Valentino del 2010. Torna per il quinto anno consecutivo l’appuntamento con “Verona in Love.  Dal 9 febbraio grandi cuori rossi illumineranno  tutta Via Mazzini, che farà da cornice, insieme ad alcuni tra i più leggendari e suggestivi scorci della città scaligera, a questo dolcissimo evento.  Numerosi saranno infatti gli appuntamenti in programma per questa due giorni dedicata all’amore…La casa e la tomba di Giulietta, luoghi simbolo del dramma dei due giovani amanti, saranno aperte gratuitamente al pubblico, mentre la Torre dei Lamberti si tingerà di rosso e le coppie che si presenteranno all’entrata avranno la possibilità di entrare in due al prezzo di uno.
Saranno accontentati anche gli amanti della musica classica con il concerto di Beethoven in programma il 13 Febbraio presso il Teatro Nuovo  e gli appassionati del balletto non avranno di che sbizzarrirsi con gli eventi previsti per la giornata stessa, tra cui “L’Opera da Tre Soldi” con i balletti di Kurt Weill e “La Natura e l’Amore” con la RBR Company. La Scuola di Ballo di Arthur Murray di Verona proporrà invece una serata presso la propria sede durante la quale si potrà danzare a ritmo dei balli più classici: dal Valzer alla Rumba, dal Tango al Cha Cha, dal Fox Trot allo Swing e tanti altri ancora.
Per  i cultori del cinema verrà presentato “Gli addii al cinema” una galleria di sequenze tratte dai più celebri film d’amore raccolti in un video appassionate, mentre domenica, presso il teatro nuovo verrà proiettata  la rassegna “Tre maestri del cinema parlano d’amore: Lubitsch, Wilder, Truffaut”, tre film ristampati, nella loro versione originale con sottotitoli in italiano. Molto attesa la cerimonia di consegna del premio-simbolo “Cara Giulietta”, che si terrà nella mattinata di domenica. Il premio è nato nel 1993, dall’idea di omaggiare le più belle e romantiche lettere d’amore provenienti da tutto il mondo, e  destinate all’eroina shakespeariana. Sembra risalire al 1937 l’arrivo della prima epistola  indirizzata a “Giulietta, Verona”, raccolta dal custode della tomba, Ettore Solimani, il quale cominciò a rispondere con grande entusiasmo e passione a centinaia di messaggi, creando così una rete di corrispondenza con tutto il mondo. In quasi settant´anni, sono decine di migliaia le lettere  che parlano di amore, passione, sogni, angosce e speranze in tutte le lingue del mondo e indirizzati all’icona dell’amore eterno. Il Club di Giulietta, che raccoglie da anni tutte le lettere, apre i suoi archivi e mostra al pubblico le missive  più belle e significative in una mostra permanente ad ingresso libero presso il Salotto di Giulietta. Nel loggiato in Piazza dei Signori si terrà la degustazione e gratuita di cioccolateria Bauli e del Vino Bardolino Chiaretto. Sotto la loggia di Fra Giocondo “Loggiato in Love” sarà possibile ritirare il proprio Sigillo d’Amore, ricordo di “Verona in Love – Un Cuore da Scoprire”  con un omaggio, e darà la possibilità di partecipare all’estrazione di meravigliosi premi. Domenica 14 tutte le coppie saranno poi invitate ad entrare nel grande cuore allestito nella piazza stessa per suggellare il loro amore con un bacio lungo un minuto. Il “Cuore di Baci” sarà immortalato con una foto dall’alto della Torre dei Lamberti.  Molti altri gli appuntamenti previsti, tra cui “Soffi d’Amore – trova il cuore rosa e vinci Bardolino Chiaretto” ,  ”Due cuori a tavola” e “Tele d’amore dedicate a Giulietta”. Per il programma completo:  www.veronainlove.com

2feb

  

Il Carnevale non è solo coriandoli, stelle filanti, maschere e carri allegorici, ma è anche un’occasione per degustare i dolci tipici della tradizione culinaria di ogni regione o provincia italiana.
Ed ecco qua, per chi in questi giorni ha voglia di sbizzarrirsi in cucina, le ricette di alcuni dei più gustosi dolci di carnevale della tradizione veronese, consigliate da Paolo Baietta e Massimo Meorali, gli impeccabili chef dell’Hotel Parchi del Garda.


GALÀNI

300 g di farina 00 – 2 uova intere – il succo di 2 arance – 40 g di burro – 50 g di zucchero – ¼ di bicchiere di grappa – olio di semi per friggere – un pizzico di sale.

Su una spianatoia o in una terrina capiente impastare le uova, la farina, lo zucchero, la grappa, il burro sciolto a bagnomaria, il succo delle arance ed il sale, amalgamando perfettamente il tutto.
Una volta lavorato l’impasto, formare una palla liscia ed elastica; coprire con un canovaccio o una pellicola e lasciar riposare 30 minuti.
Stendere la sfoglia e tagliarla a quadri o rombi piuttosto grandi (4 cm di larghezza per 10 di lunghezza circa) quindi metterli a friggere nell’olio finchè le sfoglie risultino ben dorate.
 Togliere i “galàni” dalla padella, asciugarli con carta assorbente e spolverarli con molto zucchero.

FAVÉTE

200 g di farina – 40 g di burro – 50 g di zucchero – 2 uova piccole – ½ bustina di lievito – 2 cucchiai di grappa – un pizzico di sale – la scorza grattugiata di ½ limone – una bustina di vanillina – zucchero a velo per cospargere – olio di semi per friggere.

Mettere in una terrina la farina, le uova, lo zucchero, il burro, la vanillina, il sale, la scorza grattugiata del limone, la grappa e il lievito. Lavorare gli ingredienti fino ad amalgamarli, quindi trasferire l’impasto su una spianatoia leggermente infarinata ed impastare sino ad ottenere un composto morbido – ma non molle – liscio e compatto.
Lasciar riposare l’impasto per qualche minuto, quindi formare dei cordoncini di pasta dello spessore di un paio di cm circa e tagliarli a pezzetti della dimensione di grosse nocciole.
Formare con i palmi delle mani delle palline (se si vuole, inciderne la superficie con un taglio a croce) e friggerle un po’ alla volta in olio abbondante e a fiamma bassa, rigirandole nella padella finchè risultino ben gonfie e dorate e comincino a galleggiare.
Una volta pronte, far asciugare le “favéte” su un foglio di carta assorbente e spolverizzarle con dello zucchero a velo o semolato.

FRÍTOLE

400 g di farina 00 – 3 uova medie – 1 bicchiere di latte – 6 cucchiai di zucchero – 100 g di uva sultanina – 20 g di lievito – ½ bicchiere di grappa – 2 mele grattugiate – la scorza grattugiata di un limone – un pizzico di sale – zucchero a velo per cospargere – olio di semi per friggere.

Messa la farina con uova, latte e zucchero in una terrina, versare al centro il sale unitamente all’uva sultanina, le mele e la scorza del limone grattugiata. Amalgamare perfettamente con un cucchiaio di legno aggiungendo il lievito, ½ bicchiere di grappa e quindi attendere che la pasta lieviti (20 minuti circa). A Versare a cucchiaiate l’impasto in una padella di olio e quando le “frítole” sono ben dorate lasciarle asciugare sopra un foglio di carta e spolverarlo con lo zucchero a velo.

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